I putei (G. Bonaventura)

A mi i me piase tanto, sa, i putei,

co’ le manine impastrocià de succa,

col sucaro petà sovra i cavei,

co’ le gannasse che te dise «strucca»

 

Coi ocioni celesti e i lavri rossi,                                    5

la sbessola col buso e i cavei biondi,

coi brassetti de rosa e i polsi grossi,

col culo duro e coi zenoci tondi.

 

Sentai magari sopra el bocaleto,

col barbalache in man e ’l pan in boca                        10

o che i se varda estatici un deeto,

che tuto i vol saver, che tuto i toca.

 

I me piase coi dorme in te la cuna,

co’ streta al cuor la bala o el cavalin

quando che de la mama i vol la luna,                                    15

o ’l mondo che ga in man Gesù bambin.

 

Coi se remena sui muci de tera

e in tuti i busi i fica dentro i dei,

co’ la boleta fora a pie’ partera…

a me i me piase tanto, sa, i putei.                                    20

I putei: sta in III, 262 – 16 Novembre 1904. Cinque quartine di endecasillabi, schema: ABAB CDCD… Vs. 3 petà nel Bevilacqua (op. cit.) troviamo attaccato. Vs. 4 Con le ganasce che ti dicono “pigia”, immaginandole piene di dolciumi eppure capaci di chiederne ancora. Vs. 5 con dialefe dopo celesti. Vs. 6 sbessola il Bevilacqua (op.cit.) riporta: “mento allungato”. Vs. 9 bocaleto il Bevilacqua (op. cit.) riporta: “boccale, vaso di vino; anche orinale.” Sicuramente è da intendersi in questa seconda accezione. Vs.10 barbalache si trova l’etimologia del termine in G.F. Turato e D. Durante, Vocabolario etimologico veneto-italiano, Editrice «La Galiverna», Battaglia Terme 1978, pp. 263: “Calzamaglia di lana felpata che s’indossava prima di coricarsi. Da barba e lache = gambe.” Vs. 11 varda, v generata dall’esito gu derivato da w germanica (warda→guarda→varda). Vs. 19 boleta nel Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano (seconda edizione aumentata e corretta, aggiuntovi l’indice italiano-veneto già promesso dall’autore nella prima edizione), Premiata tipografia di Giovanni Cecchini edit., Venezia 1856, pp. 452, troviamo un doppio significato della voce, relativo sia alle pustole che alle macchie sugli abiti. Sicuramente è da intendersi in questa seconda accezione. Oppure si può intendere nel senso di bolla, la pancia tonda che esce dalla maglietta.

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Vita de campagna (G. Bonaventura)

Gera una pase chieta par le siese,

De fora del so buso un grio cantava,

Cuccià sora ’na rama de sarese

Dò seleghete solo se basava.

 

Sperse nei campi, un mîo lontan, dò ciese,                        5

Co dò vosse diverse le cantava

L’amor de le campane al so paese.

Cunà dal vento un figo dondolava.

 

Oh! bellessa di vita, là in campagna,

Col sol che colorisse le ganasse,                                    10

Co l’arieta che par che se la magna,

 

Essar nati nei campi come i peri,

Co na caseta imbandierà de strasse,

Magnar polastri e non aver pensieri.

Vita de campagna: sta in III, 255 – 22 Ottobre 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 1 stando al Germano Bevilacqua, Dizionario veneto-italiano, Scuola Tipografica Istituto S. Gaetano, Vicenza 1949, pp. 122, siese è il plurale di siesa, che significa siepe. Vs. 3 Accucciati sopra un ramo di ciliege, dove però il Bevilacqua (op. cit.) dà sareza. Vs. 4 seleghete, il Bevilacqua (op. cit.) ci dà passerotti.