Li pranzi der ministro (Trilussa)

La moje der ministro, a la viggïa

D’un voto de fiducia, fa un invito

A quelli più contrari der partito

Ma che però so’ amichi de famïa.

 

Doppo ch’hanno magnato se li pïa                                                5

Sott’ar braccio e je dice: – Ho già capito

Che voi darete er voto a mio marito…

E quelli: – Oh, certo, baronessa mia!

 

Se je lo danno? Sfido! Un onorevole

Che conosce er ministro e che ce pranza                                    10

S’obbriga a daje er voto favorevole.

 

Accusì su’ eccellenza resta ar posto

Co’ la fiducia d’una maggioranza

Fatta cor fritto misto, e er pollo arrosto.

Li pranzi der ministro: sta in I, 54 – 19 Novembre 1902. Manca nell’ed. Mondadori. Se ne ha notizia esclusivamente nel volume A tozzi e bocconi (Poesie giovanili e disperse), Nuova edizione riveduta e aumentata, a.c. di Epaminonda Provaglio, Casa editrice M. Carra e C. di Luigi Bellini, Roma s.d. [1918], a p. 99 col titolo La moje der ministro. In vs.1 viggïa e vs. 4 famïa la ï è corretta in î. Sonetto a rima ABBA ABBA CDC EDE.

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Tutti candidati! – A. Giaquinto

P’annà su a Campidojo, anticamente,

O bisognava vince ’na battaja,

O èsse un gran scenziato, un gran sapiente,

O un gran poveta celebre d’Itaja.

 

In oggi invece è tutto diferente,                                    5

Adesso ogni somaro appena arraja

Senza che sappi nè capischi gnente

Vo annà lassù de filo… e ce baccaja!

 

Ce vò annà l’orzarolo, er mercantino,

Er salumaro, l’oste, l’impiegato,                                    10

E insino er muratore e ’r vitturino.

 

Insomma quà, mannaggia er carettino,

’Sto poro Campidojo è diventato

Come la piccionara der Quirino!

Tutti candidati: sta in I, 8 – 13-14 Giugno 1902. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC CDC. Vs. 3 dialefe tra scenziato, un; scenziato probabile refuso per scienziato. Vs. 9 orzarolo, inizialmente venditore d’orzo, rappresenta la figura di chi vende un po’ di tutto, generi alimentari e non. Era una professione esercitata da gente proveniente dall’alta Italia e dalla Svizzera (Bernoni, op. cit.); mercantino, merciaio (Chiappini, op. cit.).

Spesa inutile – A. Giaquinto

Tra le spese che fanno le nazzione

Ce n’è una buffa ar Parlamento ingrese

Che cià in bilancio mille scudi ar mese

Solo pe’ spese de ventilazzione.

 

Va be’ che so’ ricconi a quer paese,                                    5

Ma poi, pe’ sventolà quattro persone

Che stanno sempre a sede a le portrone

C’è bisogno de fa’ tutte’ ste spese?

 

Nojantri, a Roma, semo affortunati

Che nun spennemo tanto come quelli,                        10

Pe’ sventolà li nostri diputati.

 

Già nun ce stanno mai, ma all’occasione

Da noi c’è un tale che finisce in elli

Che fa li venti drent’ar Baraccone!

Spesa inutile: sta in I, 4 – 30-31 Maggio 1902. Sonetto, schema: ABBA BAAB CDC EDE. Vs. 3 la nota dell’autore spiega: “50.000 mila lire all’anno. (Storico!) Vs. 5 paese trisillabo. Vs. 8 tutte’ ste probabile refuso per tutte ’ste.

L’operaio che brinda allo Zar (Er Gattello)

Pseudonimo di Alfredo Cerroni (1869-1940), tipografo, collaborò a «Er Tresteverino», «Meo Patacca», «Er Marchese der Grillo», alcuni diretti da lui stesso; scrisse un romanzo intitolato La figlia del papa nero (pubblicato a puntate sul «Marforio») e gli venne rappresentata una commedia intitolata Roma misteriosa al Teatro Manzoni nel 1912. Pubblicò due volumi: La cedibbilità der quinto – Lunario pe’ li strozzini (1899) e Satira e sentimento (1924), con prefazione di Ettore Veo (Possenti, op. cit. vol. II, p. 637).

Seconno quer che dice tanta gente

e che se legge puro sur giornale,

lo Zare, in Russia, ’n de la capitale,

ha ricevuto er popolo pezzente.

 

E lì ’na commissione, francamente,                                    5

j’ha esposte le lagnanze generale,

e poi c’è stato puro un manuvale

che ha brindato a lo Zar bono e sapiente.

 

Quer c’àbbia detto nun se sa de certo,

ma se po’ immagginà, corpo d’un cane,                        10

che j’ha cantato un ritornollo scerto

 

che diceva accusì: Fior de limone,

viva lo Zare che pe’ fà der bene,

ha scurito la fama de Nerone!

L’operaio che brinda allo Zar: sta in IV, 285 – Sabato 4 Febbraio 1905. Sonetto, schema: ABBA ABBA CDC EDE. Vs. 11 ritornollo probabile refuso per ritornello.