A proposito de li scheletri trovati a la Rotonna (M. D’Antoni)

Ammappeli e che straccio de corata

che ciaveveno que’ li du’ norcini:

attaccaveno l’ommeni a l’ancini

come se fa a ’na bestia macellata.

 

La carne umana doppo stritolata                        5

l’insaccaveno, e li, que’ l’assassini

faceveno sarcicce, codichini,

vennennola pe’ carne prelibbata.

 

Saranno stati boja anticamente

a mettese a insaccà la carne umana:                        10

però so’ più bojaccia ’nder presente.

 

Perchè mò ce sò certi amico caro,

che ar posto de’ la carne un po’ cristiana,

Ce schiaffeno er cavallo cor somaro!!

A proposito de li scheletri aritrovati a la Rotonna: sta in IV, 308 – 1 Luglio 1905. Sonetto, schema: ABBA ABBA CDC EDE. Anche il Delli (op. cit., p. 832) conferma la notizia circa l’uso di alcuni macellai, che lavoravano nel mercato che sorgeva di fronte al Pantheon, di trattare carne umana per i propri prodotti. Vs. 3 ancini, ganci da macelleria, uncini.

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Er bastone… sedia (M. D’Antoni)

Un certo sor Giuvanni Leccamano,

ha fatto mo a Ginevra ’n invenzione

che poi formà ’na sedia co’ un bastone

e poi portallo tutto er giorno in mano.

 

Lo vo fa crompà a tutti piano                                    5

così da’ regazzino ar più babbione

ce ponno improvisà un ber sedione

e lì… sdrajasse mejo d’un surtano.

 

Questa invenzione è robba da nun crede

sortanto pe’ la gran commodità                        10

che ciavrà l’omo pe’ mettesse a sede.

 

’Na vorta se diceva pe’ scherzà:

«Ma vatte a mette a sede s’un bastone»

Adesso invece ognuno ce po’ annà.

Er bastone… sedia: sta in II, 121 – 11 Luglio 1903. Sonetto, schema: ABBA ABBA CDC DBD. Vs. 2 mo anziché mò, probabile refuso. ’N invenzione senza apostrofo, probabile refuso. Vs. 5 ipometro; posso supporre la mancanza di un altro avverbio piano rafforzativo dell’altro. Vs. 7 dialefe tra improvisà un. Vs. 11 mettesse invece di mettese sposta l’accento avanti di una sillaba; potrebbe trattarsi sia di refuso che di scelta poetica.

Er vino tascabbile (M. D’Antoni)

1876-1927, droghiere, collaborò anche a «Er Gattello», «Er Conte Tacchia», «Rugantino». Nel 1905 pubblicò una raccolta di sonetti presso la Tipografia Aureliana, e nel 1923 pubblicò la raccolta La pupa, presso la Tipografia Pinci e Brocato (Possenti, op. cit. vol. II p.659). Il Veo (Poeti romaneschi, op. cit.) ci dice inoltre che spesso si firmava con lo pseudonimo di Er drojere e così firmò una Raccolta di 50 sonetti satirici e umoristici in dialetto romanesco pubblicata nel 1905 presso la Tip. Aureliana.

Chi legge dice: E’ matto ’st’accidente

o s’è scolato già quarche fojetta?

Er vino senza quarche recipiente

nun te ce stà, ce vo’ la su’ boccetta.

 

Eppuro un benzinaro, assai valente,                        5

ha ritrovato mo’ ’na macchinetta

che co’ un calore forte, assai bullente

trasforma er vino in una tavoletta.

 

Un bevitore ne pia un pezzettino.

lo squaja dentro l’acqua, lo smucina,                        10

lo beve e s’imbriaca co’ quer vino.

 

Dicheno che nu’ noce quela sborgna,

a petto a ’st’inventore de benzina

Marconi è diventato ’na carogna!

Er vino tascabbile:sta in III, 174 – 13 Gennaio 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 9 il punto è probabilmente un refuso.