Impieghi e donne (A. Bonacci)

Il Possenti (op. cit. pag. vol. I 264) ci dice che nacque in Calabria nel 1871, ma presto si trasferì a Civitavecchia, dove nel 1902 pubblicò il suo primo libro di versi, Scampoletti da gode’. Commerciava in pellami e sposò la figlia di Adolfo Giaquinto, Margherita. Collaboratore assiduo del «Rugantino», era noto soprattutto come compositore di canzoni per la festa di S. Giovanni. Morì nel 1916.

Tu nun saprai ’sta fresca in che consiste,

Ma l’omo adesso è bello che finito.

Mo mò là donna, pe’ l’impiego, insiste

E, in ogni modo, cià da mette er dito.

 

Te le vedi impiegate, computiste,                                    5

Cape stazzione… insomma s’è capito

Che l’omo ha da sta a spasso, e che ’ste criste

S’hanno da intrufolà per ogni sito!

 

Vedi: la donna, senza tante carte

Eh… fijo bello, che nun ottierebbe?                                    10

La donna cià la grazzia, cià la parte…

 

L’omo nun sà er busilli, a dilla tonna:

Per ottenè l’impiego basterebbe

Che facesse la parte de’ la donna.

Impieghi e donne: sta in I, 14 – 4-5 Luglio 1902. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 3 probabile refuso.

N.d.A.: “Nel Tirolo hanno nominato capo stazione… una donna.” Vs. 12 busilli, il Vaccaro (Vocabolario Belliano, op. cit.) ci dice che il termine deriva dalla scorretta divisione della locuzione latina in die Busillis anziché in diebus illis. Ha il valore di problema, nodo della questione, difficoltà. Vs. 14 de’ la anziché della o de la, probabile refuso (cfr. con de l’ al vs. 8 della poesia seguente).

Annunci