Tre poesie (S. Corallo)

Capelli neri.

 

Serbo una treccia di capelli neri

nel mio libro di versi e di fragranze;

narra la treccia tutti i suoi pens eri,

cantano i versi miei le mie speranze.

 

Io i colloqui tacito ne ascolto                                    5

piegando pe ’l desio pallido in volto,

 

chè ad ogni fil de’ suoi capelli io sento

legata una mia gioia e un mio tormento.

 

La bianca rosa.

 

Tu canti ne la pace del mattino

una canzone triste e dolorosa,

l’eco risponde in fondo al tuo giardino

che langue su lo stel la bianca rosa…

 

La bianca rosa che fiorìa d’aprile                        5

pe’l sogno tuo d’amor buono e gentile,

 

la bianca rosa che non ha rugiade

e come l’amor tuo divelta cade.

 

Primavera.

 

Sei tu Primavera

che lieta sorridi

sui pènduli nidi,

sui fior di brughiera,

che intessi ricami                        5

di luce lassù,

che dolce mi chiami,

che m’ami che m’ami

sei tu?

 

Così dolce in viso                        10

tu sei Primavera

e’ cor che dispera

avvivi il sorriso…

Tu recami l’ave

e l’ultimo dì,                                    15

nel sonno mio grave

ti voglio soave

così.

Le tre poesie seguenti stanno in IV, 303 – Sabato 27 Maggio 1905, riuniti sotto una rubrichetta intitolata Romanze.

Capelli neri: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD. Vs. 3 pens eri refuso per pensieri. Vs. 5 dialefe tra Io i.

La bianca rosa: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD.

Primavera: due strofe di otto senari e un trisillabo tronco, schema: ABBA CDCCd EAAE FGFFg. Vs. 12-13 e 15 illeggibili per via di alcune abrasioni sulla carta. Al vs. 12 propongo se’; al vs. 13 che; vs. 15 de come integrazioni. Vs. 17 soave trisillabo.

Sono poeta (U. Bottoni)

Allor lento io vagando, ad una, ad una

                                                            Palpo le piaghe onde la rea fortuna,

                                                            E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.

                                                                                                            UGO FOSCOLO.

In quei momenti che la barca mia,

S’arena sopra il mare de la vita,

Quando più oscura ne divien la via

E sitibonda mugghia l’acqua ardita,

 

Quando la mente fugge nel mistero                                    5

E sol rimane la realtá crudele,

Quando ne’ spazi vagola ’l pensiero

E provo del dolor l’acerbo fiele,

 

Sento una voce allora mugolante

Che irridendo nel cor vibra secreta                                    10

E mi ripete in quel penoso istante

«Tu non hai vena, tu non sei poeta!»

Sono poeta…: sta in III, 259 – 5 Novembre 1904. Tre quartine di endecasillabi a rima alterna ABAB… Vs. 6 realtá anziché realtà è probabile refuso. Vs. 10 secreto la forma con la sorda c è diffusa anche in Corazzini. Vs. 12 poeta trisillabo.

Ideali moderni (U. Bottoni)

Forse dirai che sono una civetta

e che il mio cuore è fatto come il fuoco,

che vuoi che ti risponda? è una disdetta…

pur io non vorrei far simile giuoco.

 

Forse due mesi ti sembreran poco,                                    5

dirai che un nuovo amor l’anima alletta

una bimba mi chiamerai dappoco,

ma che vuoi farci? sono maledetta…

 

Vedi, lo giuro sopra il nostro Dio

ch’ho amato in vita mia, credi, te solo                        10

e mi dispiace proprio dirti addio;

 

O, misteri del cuor, d’un viver gramo!

un dì t’amavo… ma mi ci consolo…

ed ora? ed ora, invece, più non t’amo!

Ultimo convegno: sta in III, 257 – 29 Ottobre 1904. Sonetto, schema: ABAB BABA CDC EDE.

Senza titolo (G. Bonaventura)

Occhieggia sulle verdi superfici

viscida l’acqua tra le salsedine

oh dolcezze del mar confortatrici

come vi bramo ne la solitudine.

 

Oh umida, oh, fresca brezza marina                        5

piano ti sento nel mio cor salire

e con te sale languida e divina

una dolcezza che mi fà morire.

Occhieggia sulle verdi superfici: sta in III, 208 – 11 Maggio 1904. Due quartine di endecasillabi, schema: ABAB CDCD. Vs. 2 le probabile refuso per la. Altro probabile refuso è la mancanza di punteggiatura in fine verso, così come alla fine del vs. 5. Il vs. 2 è un decasillabo sdrucciolo. Vs. 5 dialefe tra umida e oh. Vs. 8 fa probabile refuso.

Non è per me! (R. Altomonte)

Non è per me la poesia alata,

il verso che si leva alto e vibrante,

d’amor cantando la tortura grata,

del cor le lotte e le dolcezze sante.

 

Non è per me la vita passionata,                        5

l’ebbrezza che feconda delirante,

d’un’onda impetuosa ed ispirata,

l’irresistibil canto palpitante.

 

E l’anima sparisce nel dolore,

di solitudine accidiosa e cruda,                        10

inerte anima mia, senza l’amore!

 

Così in continuo sforzo d’arte morta,

altro non sa crear che prosa nuda,

povera prosa sconsolata e smorta.

Non è per me: sta in III, 193 – 19 Marzo 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 1 poesia è trisillabo separata con dialefe da alata. Vs. 11 accenti ribattutti di 1ª-2ª e di 6ª-7ª.

 

Come un tapino (G. Altomonte)

Come un tapino che umilmente implora

un tozzo ancor di pane

e lo trangugia poi,

e dopo à fame ancora,

sol io ti chiedo un bacio                                    5

per isfamare il sitibondo cuore

che come il corpo prepotente esige

amore, amore, amore.

E dopo il bacio ancora

più del tapino questo core à fame.                        10

Oh, se mancasse il pane

al gracile tapino!

oh, se mancasse amore

al miserello core;

e l’uno e l’altro languirebber certo,                        15

poi che di pane il corpo si nutrisce

poi che d’amore si nutrisce il core.

Come un tapino: sta in III, 185 – 19 Febbraio 1904. Componimento monostrofico di diciassette endecasillabi e settenari con schema Abca dEFe aBbg eeHIE.

Ad un lume ad olio (V. Brighenti)

Piccolo lume ad olio che pian piano

Ti spegni con un tenue lamento

E la tua fiamma guizzi ancora invano

Quasi volessi ancor per un momento

 

Illuminar d’intorno: e a mano a mano                        5

Ti fai piccino e con un movimento

Ultimo, esali la tua luce; arcano

E’ il senso che nel cor de l’uom che attento

 

Ti spia, produci; sembri a lui la vera

Imagin de la vita quando giunta                                    10

A l’estremo durar di sua carriera

 

Sfugge e convulso afferra il moribondo

Ogni picciola speme e in lei s’impunta

Per poi cader nel baratro profondo!

Ad un lume ad olio: sta in III, 214 – 1 Giugno 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 2 tenue è trisillabo.