Senza titolo (G. Bonaventura)

Occhieggia sulle verdi superfici

viscida l’acqua tra le salsedine

oh dolcezze del mar confortatrici

come vi bramo ne la solitudine.

 

Oh umida, oh, fresca brezza marina                        5

piano ti sento nel mio cor salire

e con te sale languida e divina

una dolcezza che mi fà morire.

Occhieggia sulle verdi superfici: sta in III, 208 – 11 Maggio 1904. Due quartine di endecasillabi, schema: ABAB CDCD. Vs. 2 le probabile refuso per la. Altro probabile refuso è la mancanza di punteggiatura in fine verso, così come alla fine del vs. 5. Il vs. 2 è un decasillabo sdrucciolo. Vs. 5 dialefe tra umida e oh. Vs. 8 fa probabile refuso.

Non è per me! (R. Altomonte)

Non è per me la poesia alata,

il verso che si leva alto e vibrante,

d’amor cantando la tortura grata,

del cor le lotte e le dolcezze sante.

 

Non è per me la vita passionata,                        5

l’ebbrezza che feconda delirante,

d’un’onda impetuosa ed ispirata,

l’irresistibil canto palpitante.

 

E l’anima sparisce nel dolore,

di solitudine accidiosa e cruda,                        10

inerte anima mia, senza l’amore!

 

Così in continuo sforzo d’arte morta,

altro non sa crear che prosa nuda,

povera prosa sconsolata e smorta.

Non è per me: sta in III, 193 – 19 Marzo 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 1 poesia è trisillabo separata con dialefe da alata. Vs. 11 accenti ribattutti di 1ª-2ª e di 6ª-7ª.

 

Come un tapino (G. Altomonte)

Come un tapino che umilmente implora

un tozzo ancor di pane

e lo trangugia poi,

e dopo à fame ancora,

sol io ti chiedo un bacio                                    5

per isfamare il sitibondo cuore

che come il corpo prepotente esige

amore, amore, amore.

E dopo il bacio ancora

più del tapino questo core à fame.                        10

Oh, se mancasse il pane

al gracile tapino!

oh, se mancasse amore

al miserello core;

e l’uno e l’altro languirebber certo,                        15

poi che di pane il corpo si nutrisce

poi che d’amore si nutrisce il core.

Come un tapino: sta in III, 185 – 19 Febbraio 1904. Componimento monostrofico di diciassette endecasillabi e settenari con schema Abca dEFe aBbg eeHIE.

Ad un lume ad olio (V. Brighenti)

Piccolo lume ad olio che pian piano

Ti spegni con un tenue lamento

E la tua fiamma guizzi ancora invano

Quasi volessi ancor per un momento

 

Illuminar d’intorno: e a mano a mano                        5

Ti fai piccino e con un movimento

Ultimo, esali la tua luce; arcano

E’ il senso che nel cor de l’uom che attento

 

Ti spia, produci; sembri a lui la vera

Imagin de la vita quando giunta                                    10

A l’estremo durar di sua carriera

 

Sfugge e convulso afferra il moribondo

Ogni picciola speme e in lei s’impunta

Per poi cader nel baratro profondo!

Ad un lume ad olio: sta in III, 214 – 1 Giugno 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 2 tenue è trisillabo.

Autunnalia (U. Bottoni)

Quando mi penserai, bimba adorata,

Nel tramònto di un giorno decembrale,

La mia povera vita consumata

Riposerá nel buio sepolcrale?

 

Lo stormio delle fronde, la spogliata                                    5

Natura, il fosco vento autunnale

Ti saprá raccontar come t’ha amata

E porterá dal Camposanto un vale.

 

Pensa che t’amo sempre bimba mia,

Pensa che in ciel t’attendo e pensa pure                        10

che mi rode nel cor la gelosia.

 

Pensa che ti sorveglio, bimba cara,

che soffro mille oribbili torture

nell’antro misterioso de la bara!

Autunnalia: sta in III, 248 – 28 Settembre 1904. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 2 in tramònto l’accento è forse refuso. Vs. 6 dialefe dopo natura. Vs. 4 riposerá è forse refuso per riposerà, così come saprá e porterá ai vs. 7-8. Vs. 13 oribbili è probabile refuso per orribili.

Maggio (G. Bonaventura)

Nei roridi prati

tra i pallidi fiori

si narran gli augelli

leggende d’amori.

Tra i folti pineti                        5

ai raggi del sole

germoglian le rose,

fioriscon le viole.

È pace e silenzio

nel bosco rosato                        10

è gioia è fulgore

per tutto il creato.

Il sole risplende

di vivido raggio

germoglian le rose                        15

è il mese di maggio.

Vibrando giulive

le liete campane

risuonan per l’aria

lontane, lontane.                        20

Nei roridi prati

tra i pallidi fior

si bacian gli augelli

si parlan d’amor.

Maggio: sta in III, 206 – 3 Maggio 1904. Sei quartine di senari correlati da rime identiche (prati-prati vs. 1 e 21; fiori-fior vs. 2 e 22; augelli-augelli vs. 3 e 23; amori-amor vs. 4 e 24; rose-rose vs. 7 e 15; in questi casi sono identici o quasi identici gli interi versi), da rime ricche (raggio-maggio vs. 14 e 16) e da assonanze. Vs. 8 viole è bisillabo. Vs. 12 creato è trisillabo. La prima e l’ultima quartina fanno da ripresa in apertura e chiusura, con la differenza che i vs. 22 e 24 sono senari tronchi.