La storia sacra IV (V. Cecchetti)

A Cencio, t’aricordi le buatte

Che ariccontassi ieri in un momento,

De l’affare der vecchio testamento?

  • Ma che buatte, statte zitto statte!

Ah To’ se dichi questo sei un somaro,                        5

So’ cose sacrosante fratercaro.

 

E’ un libro aricercato, Toto mio,

Che a vennelo te leva da l’affanni:

Se tratta che se trova tremil’anni

E lo comprò mi nonno da un giudio;                                    10

E quer che m’arincresce, e ciò sformato,

Che li sorci me l’hanno rosicato.

 

– Ma va là statte zitto c’ho ruzzato!

Aricconta quarc’antro fattarello…

– Dunque stamme ascortà che mò vie er bello            15

Te dico cose da restà incantato;

Si tu me stai a sentì pe’ San Lumino,

T’aricconto l’uriggine der vino.

 

Dunque capischi? come escì dall’arca

Noè fece a li fij: A regazzoli,                                                20

Già che semo arimasti soli soli

Cercamo da piantà tutta ’sta carca:

Vedete la quer prato e quer pantano?

Bè, lì ho diciso de piantacce er grano.

 

Pijate que li ferri li, a la mucchia,                                    25

Pale, zappetti, insomma quarche ordegno,

Bisogna lavorà propio de sdegno

Si volete per Bio, sbatte la scucchia;

Qui nu’ se fa er signore o er vagabonno,

Se tratta che bisogna arifà er monno.                                    30

 

Lo so che la vitaccia der signore

Ce piace a tutti, porca la ciavatta!

Bello è trovà le cose a pappa fatta,

E annassene in carozza l’ore e l’ore.

E avecce servitori e appartamenti,                                    35

Senza conosce ne fatiche e stenti.

 

Abbasta, come er prato fu un po’ asciutto

Noè se sturcinò la parannanza;

Pe’ seminà ciaveva propio tutto,

Semi de fiori e piante in abbondanza,                        40

Seminava de giorno sera e notte

Che te pareva propio un pisciabotte.

 

Nun so se fu miracolo de Dio,

Credeme che in du’ giorni lì ner prato

Cresceva tutto qnanto er seminato;                                    45

Brillava assieme er verde cor vermio,

Era ’na cosa da restà de sale;

Antro ch’er semensario communale!

 

Vedevi spuntà er pampeno, er mughetto,

La gerania, er giacinto, er girasole,                                    50

La margherita cor garofoletto

Le frezie, le giunchije, e le viole,

Amorini, arzalee, socere e nore…

Spuntava lì pe’ lì qualunque fiore.

 

L’inzalata vieniva poco bella?                                    55

C’era gni sorta de misticanzina,

C’era l’indivia co’ la pimpinella,

Buraggine, grispigno, e cappuccina,

La lattuga, raponzoli e cicoria

E antre piante che nun ciò a memoria.                        60

 

Si vedevi li frutti Toto mio!

Si che belli cocommeri e meloni.

Insomma c’era tutto er ben de Dio:

Pòrtogalli, merangoli, limoni,

Nespole, mela, e fichi secchi ar sole,                                    65

Persiche, pera, brugne e lazzarole.

 

Vedi? li mejo frutti sopraffini

Caro Toto, vieniveno buttati,

Mica c’ereno tanti bagarini

Com’oggi, co’ le piazze e li mercati:                                    70

Me capirai li frutti ereno tanti

Che nun ce l’ha nemmeno Gangalanti.

Prosegue in I, 7 – 10-11 Giugno 1902. Vs. 2 dialefe tra ariccontassi ieri. Vs. 13 ruzzato viene dall’antico it. rugghiare e dal tardo lat. rugulare, rugitare, e significa “far chiasso”, “scherzare”. Lo si ritrova nel Boccaccio (Decameron, XXVI) e in diversi sonetti del Belli (369, 1059, 1187…) (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Vs. 15 vie probabile refuso per viè. Vs. 23 la probabile refuso per là. Vs. 25 mucchia dal lat. mutulus, indica un mucchio di cose (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Li anziché probabile refuso. Vs. 27 de sdegno, lavorare con molta energia (Chiappini, op. cit.). Vs. 28 scucchia, mangiare (Chiappini, op. cit.). Vs. 34 il punto è probabilmente un refuso. Vs. 38 parannanza, indossò il grembiule (Chiappini, op. cit.). Vs. 42 pisciabotte, secondo il Chiappini (op. cit.) e il Vaccaro (Vocabolario belliano, op. cit.) si tratta di una sorta di carrozza ad un cavallo, fornita di una botte piena d’acqua dalla quale usciva un tubo in cuoio, che gli addetti portavano in giro per innaffiare le strade di Roma. Indica, se riferito a persona, chi perde e sparge cose dappertutto. Vs. 52 frezie è la versione dialettale di fresia, pianta con fiori violacei. Vs. 53 amorini, pianta odorosa. Vs. 56 misticanzina, genericamente significa “mescolanza”, ma a Roma il termine si usa per indicare un’insalata mista (Bernoni, op. cit.). Vs. 57 pimpinella, nome botanico della salvastrella, ortaggio da insalata. Vs. 58 grispigno, specie di cicérbita, altro ortaggio da insalata. Vs. 60 dialefe tra ciò a. Vs. 64 portogalli, indica il paese di provenienza di questo tipo di arancio (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.), l’accento è probabilmente un refuso; merangoli viene dal lat. medievale melangulus , indica il melangolo, un’arancia amara (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Vs. 65 mela come il successivo pera è forma dialettale del plurale. Vs. 66 persiche pesche; brugne prugne; lazzarole viene dalla concrezione dello spagnolo acerola con l’articolo la. “Azzeruola” (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Si tratta di una specie di melo. Vs. 69 bagarini “corrisponde a incettatore o accaparratore” in italiano e viene dallo spagnolo, che ha sua volta ha preso il prestito dall’arabo (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Vs. 72 Gangalanti c’è una nota dell’autore: “Fruttarolo Reale”.

Annunci

La storia sacra (V. Cecchetti)

Ieri tra certi libri de mi’ nonno

Che staveno in suffitta in un cantone

Azzecca un po’ si che trovai? U’ librone

Scritto sopra l’uriggine der monno.

L’avevi da vedè! c’era da legge                                    5

Tutta la Bibbia de l’antica legge.

 

Quer libbro te potrebbe uprì la mente,

Lì, parla de li beni e de li mali,

Parla der monno e tutti l’animali;

Parla d’Adamo e d’Iddio ‘nnipotente…                        10

Insomma si lo leggi Toto mio,

Te viè da piagne te lo dico io.

 

Si tu lo guardi bene dar cumincio,

Da quanno venne Adamo su la tera,

Vedrai che dar principio ar sicutera                                    15

L’omo vò camminà sempre pe’ sguincio:

Cusì si mò nojantri tribbolamo.

Cià che fa quer ber mobbile d’Adamo!

 

  • Dì un po’, ma quanno Adamo venne qui

C’era tutta ’sta fame co’ ’ste tasse?                                    20

  • De che? ma allora c’era da sfamasse

Pe’ tutti quanti, si la vôi capì.

  • Com’è che allora se campavà bene

E mo se sta tramezzo a tante pene?

 

  • Guarda discorsi, allora in de ’sto monno       25

Ereno tutti quanti signoroni,

Poteveno girallo largo e tonno

Senza tante rotture de minchioni,

E senza velocimice, nè tramme

Viaggiaveno gni sempre co’ le gamme.                        30

 

  • Doppo je venne a stufa er brodo grasso;

Eva co’ Adamo nu’ fu più fedele,

Adamo cominciò cor fà er gradasso;

Caino per invidia ammazzò Abele;

Cusì tra l’uno e l’antro tira e molla,                                    35

Feceno un fregandò co’ la cipolla!

 

Si nu’ n’era pe’ Adamo, quer majale,

E Eva porca nu’ se confonneva,

Er monno nu’ vieniva tanto male:

La donna nu’ sarebbe uguale a Eva,                                    40

E l’omo che se crede tanto astuto,

Nu’ farebbe la parte der… pennuto!

 

Cusì crescenno vizio sopra a vizio,

L’omo è vienuto senza correzzione;

Er monno annava tutto a pricipizio,                                    45

Senza rispetto e senza educazione:

Faceveno famija tra de loro,

Senza vergogna e senza avè decoro.

 

Cor tempo a quarchiduno più educato,

J’arincresceva questa zinfunia                                    50

De sta a mischià la carne e er parentato;

E feceno: che d’è ’sta porcheria?

Cusì da quer momento que’ la gente

Preseno chi a levante e chi a ponente.

 

Chi annette ne là Spagna, chi in Crimea,                        55

Chi annette in Francia, chi ner Portogallo,

Chi vorse restà lì ne’ la giudea;

Uno cercava er freddo e l’antro er callo,

Chi annette ne la Cina, e chi ar Giappone

E chi venne qui sotto ar Cuppolone.                                    60

 

Quelli più dritti feceno er guverno;

De botto venne appresso er Sacerdote,

Che s’inventò le pene de l’inferno

E un sacco de buatte e de carote.

Cusì le gente furno un po’ più quiete                                    65

Avenno er freno der Guverno e er Prete.

 

Fu allora che cacciorno le gabbelle

Pe’ pagà li ministri e l’impiegati,

Tasse sù li cavalli e carettelle,

Tasse su li palazzi e fabbricati,                                     70

Insomma ogni guverno pe’ ingrassasse

Daje giù pe crillaccia a mette tasse.

La storia sacra: poemetto pubblicato a puntate, la prima parte (vs. 1-72) sta in I, 4 – 30-31 Maggio 1902. Sestine di endecasillabi rimati secondo lo schema ABBACC. La traspozione in dialetto della storia biblica è stata tentata anche da Giggi Zanazzo, ora in Poesie romanesche, a.c. di Giovanni Orioli, Avanzini e Torraca editori, Roma 1968, vol. 1, pp. 155-180 (Vecchio Testamento) e pp. 181-193 (Nuovo Testamento) in sonetti, tranne una parte in sestine. Per non parlare della Bibbia del Belli. Vs. 5-6 rima equivoca. Vs. 11 Toto sta per Antonio o Teodoro (Chiappini, op. cit.). Vs. 15 sicutera il Chiappini (op. cit.) spiega: “Essere, Tornare al sicutera. Si dice in proverbio: Sicutera tinprincipio nunche e ppeggio.” Il Vaccaro (Vocabolario belliano, op. cit.) traduce la locuzione nel significato di “non c’è nulla da fare” e spiega che viene dal lat. sicut erat in principio. Vs. 18 mobbile sta per “Soggetto” nell’accezione spregiativa (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Vs. 23 campavà probabile refuso per campava. Vs. 25 guarda discorsi come a dire lascia stare tanti discorsi, fidati di me. Vs. 29 velocimice sta per “velocipede”, ossia la bicicletta. Vs. 31 il trattino è un probabile refuso dato che il parlante è sempre il medesimo. Vs. 34 Caino trisillabo. Vs. 36 fregandò “Miscuglio di varie vivande cotte insieme nella padella o nel tegame. Franc. Fricandeau. Si usa anche in senso metaforico.” (Chiappini, op. cit.). Vs. 38 dialefe tra E Eva. Vs. 40 dialefe tra a Eva. Vs. 46 educazione forse refuso per educazzione che farebbe rima perfetta con il vs. 44. Vs. 55 probabile refuso per la. Vs. 57 giudea in minuscolo probabile refuso. Vs. 61 guverno in minuscolo probabile refuso, a giudicare dalla grafia dei versi successivi, così come al vs. 71. Vs. 64 buatte trisillabo, buatta viene dal fran. Boîte. Letteralmente vuol dire “cassetta di latta” ma ha assunto il valore metaforico di “fandonia” (Chiappini, op. cit.). Carota viene dal greco karoton e quindi dal latino carota e vuol dire “menzogna, fandonia.” Si hanno testimonianze anche in lingua (Aretino, Ragionamenti, II, 3), oltre che nei sonetti del Belli (646, 1282, 2139) (Vaccaro, Vocabolario belliano, op. cit.). Vs. 69 probabile refuso per su.