Donna Aurelia – Antonio Fumo Mossa

Avete, donna Aurelia, molto belli

i profili del viso: sembran viole

mammole gli occhi e i morbidi capelli,

che ricordan l’ambrosia, angui di sole.

 

La bocca piccioletta è pari a rosa                                    5

che s’apre appena a un alito d’aprile:

nessuno vide mai sì vaporosa

bocca come la vostra, nè gentile.

 

Gravi note di musica lontana,

melodici gorgheggi in valle amena                                    10

e tocchi d’arpa di dolcezza arcana,

son nella voce vostra da sirena.

 

Le forme mai non tocche e turgidette

son puro latte e movono ad invidia

Venere stessa: forme si perfetta                                    15

su pario marmo non ritrasse Fidia.

 

Più che regina siete nell’incesso,

donna Aurelia, superba e omaggio farvi

perfino i fiori sembrano: perplesso

ognuno resta e muto a contemplarvi.                                    20

 

Ma fremiti non ha – nel marmo pare

scolpita – la divina vostra mano;

è un portento la bocca, ma le rare

estasi ignora d’un sorriso arcano.

 

E così bella e bianca – è appena tanto                        25

bianco nel sole un lucido cristallo –

stareste, donna Aurelia, ben soltanto

in un marmoreo e ricco piedistallo.

Donna Aurelia: sta in I, 9 – 17-18 Giugno 1902. Sette quartine di endecasillabi, schema: ABAB… Vs. 2 viole bisillabo. Vs. 15 perfetta è probabile refuso per perfette, date le esigenze di rima e di senso. Vs. 17 incesso, voce poetica: il camminare altero, maestoso. Vs. 19-20 anacoluto. Vs. 1-2, 7-8, 14-15, 18-19, 21-22, 23-24, 25-26, 27-28 versi in enjambement.

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La casa piccola (E. Corradi)

La casetta è tra il verde che l’avvolge

come in un fascio di morbide bende;

ovunque l’occhio intorno si rivolge

la cerula vallata si distende;

primavera fiorisce, in trionfale                                    5

sbocciar di aiuole, sotto il ciel di opale.

 

Il loco è queto come un cimitero,

cantan gli uccelli tra le verdi fronde;

nell’aria fresca di un fresco mistero

il tremulo profumo si diffonde.                                    10

Io penso: – Come si starebbe bene

Con te, Ninetta, in queste aure serene.

 

La casetta gentil ci accoglierebbe

nelle sue mute stanze: e al sol’ riparo

il tuo ombrellino rosso ci farebbe,                                    15

e luce avresti nel tuo sguardo chiaro;

poi quando il vespro scenderà soave,

io chiuderò la porta a doppia chiave.

 

E saremo, Ninetta, finalmente

soli, nella casetta e fra le piante;                                    20

e tu ti svestiresti lentamente,

mentr’io ti canterei, serena amante,

le storielle d’amore che non sai,

ma che… tradotte in atto, imparerai!

 

Così pensando, mi sono recato                                    25

la tranquilla casetta a visitare;

ma fui costretto al dolce ed incantato

sogno, o Nina, per sempre a rinunziare:

chè quelle stanze, per l’amor segrete,

tenne in affitto, fino a ieri, un prete!                                    30

La casa piccola: sta in I, 6 – 6-7 Giugno 1902. Cinque sestine di endecasillabi, schema: ABABCC… Vs. 5 trionfale quadrisillabo. Vs. 17 soave trisillabo. Vs. 30 dialefe tra a ieri.

Porgi le labbra (A. Caimmi)

Come dev’esser bello aver la fede

Che ispira il cor, che l’animo consola;

Come è facile il verso per chi crede;

Come adorna si presta la parola!

 

Io questa fede non l’ho avuta mai,

Bionda fanciulla dagli occhi profondi,

Invan la chiesi a quegli argentei rai

Che van fulgendo nel ruotar dei mondi.

 

Porgi le labbra;… vo’ sperar che in esse,

Al cui contatto delirando anelo,

Possa trovar la fede e le promesse

Che indarno ricercai lassù nel cielo!

Porgi le labbra: sta in II, 69 – 11 Gennaio 1903. Tre quartine di endecasillabi, schema: ABAB…

Idillio (G. Altomonte)

Bimba, rammentati un giorno

Posi a te innanzi due spille,

Ecco, ti dissi, piccina,

L’armi che tu mi chiedesti

Dolce tu il cor m’hai sfiorato                                    5

Con le due piccole spille…

(Strano capriccio di bimba!)

Poi che due pargole vene

Tinser la pelle, dicesti:

M’ami? t’ho il cuore ferito!                                    10

Cara angelella! Per questo

Dunque chiedesti le spille?

Già n’era il cuore ferito

Da altre due spille più aguzze:

Gli occhi tuoi ceruli, o bimba.

Idillio: sta in III, 249 – 1 Ottobre 1904. Poesia monostrofica di quindici ottonari correlati da alcune rime identiche: spille – spille – spille (vs. 2-6-12); bimba – bimba (vs. 7-15); ferito-ferito (vs. 10-13). Il ritmo è ternario con accenti di 1ª-4ª-7ª, già utilizzato dal Pascoli come alternativa meno popolareggiante ai tradizionali accenti di 5ª e 7ª. Canzoniere minuscolo è il titolo della raccolta da cui sono state scelte questa poesia e la seguente.

Biancosognata (E. Brizzi)

Collaborò anche a «Er Gattello», firmandosi talvolta con lo pseudonimo Ciber (Ettore Veo, I poeti romaneschi, Anonima Romana Editoriale, Roma 1929, pp. 287).

Io t’ho sognata bianca,

Io t’ho sognata pura,

Un poco, un poco stanca,

Pallida creatura…

 

In sogno io t’ho veduta                        5

Ombra lieve e aureolata

Candida, con la muta

Anima addormentata.

 

Languido t’ho parlato,

E tu, senza rimorso                                    10

Dolcemente m’hai porso

Il calice rosato…

 

Come gigli odoranti

Le due braccia di neve,

Le braccia tondeggianti                        15

T’ho baciato lieve.

Biancosognata: sta in IV, 282 – 25 Gennaio 1905. Quattro quartine di settenari a rima alterna ABAB… Vs. 4 creatura quadrisillabo. Vs. 16 lieve trisillabo.

Il fiore (G. Altomonte)

Entro il mio cuore

pieno di doglie

si cela un fiore

di cento foglie;

 

fior che mi guida,                        5

mi dà possanza,

chè in lui s’annida

ogni speranza.

 

Se foglia cade,

cade una speme,                        10

dolor m’invade

il cor mi geme;

 

se il fior perisce

(oh, cruda sorte!)
più non fiorisce                        15

e… vien la morte!

Il fiore: sta in III, 202 – 20 Aprile 1904. Quattro quartine di quinari rimati secondo lo schema ABAB CDCD… Vs. 1-2 cuore dittongato è moderno e in contrasto con l’uso più diffuso nel poeta della forma monottongata, mentre doglie, riferito al dolore spirituale, è arcaizzante.

Tre poesie (S. Corallo)

Capelli neri.

 

Serbo una treccia di capelli neri

nel mio libro di versi e di fragranze;

narra la treccia tutti i suoi pens eri,

cantano i versi miei le mie speranze.

 

Io i colloqui tacito ne ascolto                                    5

piegando pe ’l desio pallido in volto,

 

chè ad ogni fil de’ suoi capelli io sento

legata una mia gioia e un mio tormento.

 

La bianca rosa.

 

Tu canti ne la pace del mattino

una canzone triste e dolorosa,

l’eco risponde in fondo al tuo giardino

che langue su lo stel la bianca rosa…

 

La bianca rosa che fiorìa d’aprile                        5

pe’l sogno tuo d’amor buono e gentile,

 

la bianca rosa che non ha rugiade

e come l’amor tuo divelta cade.

 

Primavera.

 

Sei tu Primavera

che lieta sorridi

sui pènduli nidi,

sui fior di brughiera,

che intessi ricami                        5

di luce lassù,

che dolce mi chiami,

che m’ami che m’ami

sei tu?

 

Così dolce in viso                        10

tu sei Primavera

e’ cor che dispera

avvivi il sorriso…

Tu recami l’ave

e l’ultimo dì,                                    15

nel sonno mio grave

ti voglio soave

così.

Le tre poesie seguenti stanno in IV, 303 – Sabato 27 Maggio 1905, riuniti sotto una rubrichetta intitolata Romanze.

Capelli neri: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD. Vs. 3 pens eri refuso per pensieri. Vs. 5 dialefe tra Io i.

La bianca rosa: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD.

Primavera: due strofe di otto senari e un trisillabo tronco, schema: ABBA CDCCd EAAE FGFFg. Vs. 12-13 e 15 illeggibili per via di alcune abrasioni sulla carta. Al vs. 12 propongo se’; al vs. 13 che; vs. 15 de come integrazioni. Vs. 17 soave trisillabo.