Rosellina (G. Altomonte)

Rosellina

porporina,

tutta bella e tutto odore,

bella rosa

maliosa                                                5

sei de’ fiori il più bel fiore.

 

Quando, altera,

primavera

più beltadi darti suole

tu, superba,                                                 10

d’infra l’erba

rizzi il capo e guardi il sole.

 

Rosellina

piccolina

sono tuoi gli affetti miei                        15

chè l’odore,

dolce fiore

tu spargesti inviso a lei.

 

T’amo, o rosa,

fascinosa,                                                20

pel colore incarnatino

che al suo labro

di cinabro

tu donasti e al suo visino.

 

Rosellina: sta in III, 174 – 13 Gennaio 1904. Quattro sestine di quaternari e ottonari rimati secondo lo schema aaBccB. Il titolo è seguito da due trifogli neri, le strofe sono disposte in ordine non lineare e affiancate da una natura morta. Vs. 1 e 13 il vocativo rosellina non è seguito da virgola. Vs. 5, maliosa è dieretico. Vs. 18, inviso probabile refuso per in viso. Vs. 21 incarnatino si ritrova solo in Buonarroti (il Giovane), La Tancia, A.V, Sc.VII: e sei cappi di seta incarnatini. Vs. 22 labro è diffuso in Corazzini, usato come arcaismo. Vs. 24 e al suo visino è iperbato.

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Sono foglie! (G. Altomonte)

Autore: Giuseppe Altomonte. 

Sono foglie i miei versi e niun le coglie

qnando il vento con se le porta via,

sono foglie che il vento a me le toglie

e le lascia languire in su la via.

 

Sono foglie i miei versi, sono foglie                                    5

che trascinan con lor l’anima mia,

sono foglie che recano le doglie

e si lasciano al vento in sua balìa.

 

Ingiallite son già di fresco nate,

esse rotano, vanno su ed or giù,                                    10

senza un cane, uno sol, che l’abbia grate.

 

Non m’importa, però, fanciulla più:

le mie foglie, da tutti rifiutate

a me basta che sol le colga tu!

 

Sono foglie: sta in II, 164 – 9 Dicembre 1903. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC DCD. Vs. 1 niun monosillabo, ma nella tradizione letteraria è stato anche bisillabo (ad. es. in Boccaccio, Teseida, I, 31, 7: ché niun può più ch’un uom, chi ch’el sia; Gozzano, Le golose, vs. 7: perché niun le veda). Al vs. 2 oltre il refuso qnando, notare se pronome privo di accento, probabile refuso. Tra i vs. 2-4 via è rima equivoca. Vs. 3 a me le toglie anacoluto tipico del linguaggio famigliare. Vs. 12 non c’è la virgola dopo il vocativo fanciulla, come spesso in Corazzini.

Numeri mancanti

Gli esemplari originali della rivista “Il Marforio” si trovano presso la Biblioteca Alessandrina (Università “La Sapienza” di Roma), o almeno lì è dove studiavo nel 2002.

Qui di seguito riporto la lista dei numeri mancanti.

Anno e numero

I (1902), 1 (col titolo «Pasquino de Roma»)

I, 2 (presenti solo due pagine, manca il frontespizio)

I, 21

I, 22

I, 25

II (1903), 137

II, 169

II, 172 (presenti solo due pagine, manca il frontespizio)

III (1904), 205

III, 222

III, 245

III, 247

III, 256

III, 272

IV (1905), 276

IV, 277

IV, 286

IV, 287

IV, 300

IV, 307