Sonetto bernesco (P. Corona)

Cupido, un giorno, mentre nel turcasso

I strali riponea con faccia lieta,

Mirò la Terra; e scorsevi un poëta,

Che parlava di lui con gran fracasso.

Affè! diss’egli: ch’io resti di sasso,                                    5

Se questo ciarlatan vale un Fileta

Oppure è molto tempo che, stà a dieta,

Ve’ come è magro, egli è un poeta a spasso.

Non è già un Dante, un Arïosto, un Tasso

Un Parini, un Gian-barbo Passeroni,                        10

Che non saria si magro, ma più grasso.

Or tutti delle rime fanno ammasso;

Mi decantano pur gl’ingnorantoni,

Ma non curo di lor, io guardo, e passo.

E se ir potessi abbasso            15

Assesterei a lui, la rima, e il metro,

Un calcio badiale nel di dietro.

Sonetto bernesco: sta in I, 8 – 13-14 Giugno 1902. Sonetto caudato, schema: ABBA ABBA BCB BCB BDD. Francesco Berni (1497 o 1498-1535) fu poeta parodista famoso soprattutto per il rifacimento dell’Orlando innamorato di Boiardo e per le raccolte di Rime e Capitoli. Vs. 6 Fileta c’è una nota dell’autore: ”Fileta Poeta elego, famoso, nominato dall’Alemanni.” Si tratta di Fileta o Filita di Cos, III sec. a. C. Vs. 7 la virgola prima di sta è probabile refuso.Vs. 8 la dieresi su poeta non è specificata, per cui possiamo leggere il verso in due modi: o con dialefe tra magro, egli; oppure con sinalefe e dieresi su poeta. La pausa dopo magro è molto forte, per cui farei prevalere la prima lettura. Vs. 10 il vero nome è Gian Carlo Passeroni (1713-1803), poeta dell’Illuminismo italiano, che si dedicò alla stesura di un poema lunghissimo, il Cicerone. Potrebbe trattarsi di refuso. Vs. 13 ingnorantoni probabile refuso per ignorantoni. Vs. 15 settenario, secondo emistichio di un endecasillabo a cui manca il quinario. Vs. 16 dialefe tra assesterei a o tra rima, e oppure assesterei dieretico. Vs. 17 badiale quadrisillabo.

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Er tipaccio (P. Corona)

So nato propio pe’ la Lungaretta,

Er corzo de Trestevere, paranza,

E vojo mantenè sempre l’usanza,

De portà su ’na spalla la giacchetta.

Vojo portà la fascia, la bombetta                                    5

A la bulla, nun cerco l’eliganza,

Porto er tajno, e a chi nun m’arispetta,

Sgaro li fonnamenti de la panza.

E m’hanno da sgamà cor cannocchiale,

Perché ’ndo passo io trema la tera,                                    10

E ’gni bullo pe ’fugge mette l’ale.

Io so’ cattivo, mèno, so’ tipaccio,

T’abbasti a dì che ’nfò zarà ’na sera,

Che nun vadi a dormì sur tavolaccio.