Oh popolaccio (C. D’Ottavi)

Oh, popolaccio lacero e pezzente

Che nun conoschi manco si sei nato;

Perché si se presenta un cannitato,

Lo manni su ar potere com’è gnente?

 

Nun guardi si è ’na spia, un dilinquente,                        5

O puramente u’ ladro appatentato,

Abbasta che te sfragna solamente

Che vie subbito eletto e scappellato!

 

Lo so che a te la fame te s’impippa

E, anzi giusto pe’ ’sta cosa qui,                                    10

T’attaccheressi ar fumo de la pippa…

 

Però, que li dù sordi che te danno

Lo sai si pe’ che t’ànno da servì?

Pe’ sbavijacce tutto quanto l’anno!!!

 

Oh popolaccio: sta in I, 11 – 24-25 Giugno 1902. Sonetto, schema: ABBA ABAB CDC EDE. Vs. 5 dialefe tra spia, un. Vs. 7 sfragna, basta che versi qualche soldo (Chiappini, op. cit.). Vs. 8 vie probabile refuso per viè.

[1] Ti ricopre, ti offusca i sensi (Chiappini, op. cit.). Vs. 14 sbavijacce,sbadigliare in continuazione, probabilmente per la fame e per le poche energie, ma anche per la noia dovuta al lavoro che non c’è (Chiappini, op. cit.).

Pubblicato da

Valerio Cruciani

Valerio Cruciani, escritor, guionista, poeta, profesor. Italiano de nacimiento, español de adopción.

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