Biancosognata (E. Brizzi)

Collaborò anche a «Er Gattello», firmandosi talvolta con lo pseudonimo Ciber (Ettore Veo, I poeti romaneschi, Anonima Romana Editoriale, Roma 1929, pp. 287).

Io t’ho sognata bianca,

Io t’ho sognata pura,

Un poco, un poco stanca,

Pallida creatura…

 

In sogno io t’ho veduta                        5

Ombra lieve e aureolata

Candida, con la muta

Anima addormentata.

 

Languido t’ho parlato,

E tu, senza rimorso                                    10

Dolcemente m’hai porso

Il calice rosato…

 

Come gigli odoranti

Le due braccia di neve,

Le braccia tondeggianti                        15

T’ho baciato lieve.

Biancosognata: sta in IV, 282 – 25 Gennaio 1905. Quattro quartine di settenari a rima alterna ABAB… Vs. 4 creatura quadrisillabo. Vs. 16 lieve trisillabo.

Il fiore (G. Altomonte)

Entro il mio cuore

pieno di doglie

si cela un fiore

di cento foglie;

 

fior che mi guida,                        5

mi dà possanza,

chè in lui s’annida

ogni speranza.

 

Se foglia cade,

cade una speme,                        10

dolor m’invade

il cor mi geme;

 

se il fior perisce

(oh, cruda sorte!)
più non fiorisce                        15

e… vien la morte!

Il fiore: sta in III, 202 – 20 Aprile 1904. Quattro quartine di quinari rimati secondo lo schema ABAB CDCD… Vs. 1-2 cuore dittongato è moderno e in contrasto con l’uso più diffuso nel poeta della forma monottongata, mentre doglie, riferito al dolore spirituale, è arcaizzante.

Rime dell’ultima delusione (S. Corazzini)

Dolce l’autunno! tanto

che pensammo il ritorno

del più soave giorno

d’aprile! Oh quale ïncanto

 

diffuse primavera

oltre i tiepidi orti

che la chiudon? ne porti,

Autunno, la leggiera

 

anima, nel tuo cuore

vecchio? C’è qualche cosa

di lei che l’angosciosa

morte con te oggi muore.

 

Non la tenne un’acuta

nostalgia di fiorire,

una voglia di aprire

le porte di ogni muta

 

villa. i cancelli di ogni

giardino ormai diserto,

e dopo avere aperto

tutto, ridere in ogni

 

angolo il fresco riso

della sua giovinezza,

godere la tristezza

del vecchio inverno irriso?

 

Anima folle! Stanco

il dolce Autunno cede

e l’occhio tuo non vede

un lenzuolo bianco,

 

immenso come il cielo,

che si stende, si stende

non senti in cuore scendere

quasi mortale un gelo?

 

Come tenne l’inganno

le nostre anime forte!

Sognavano, alla morte,

il principio dell’anno.

Rime dell’ultima delusione: sta in III, 269 – 10 Dicembre 1904. Lo Jacomuzzi (op. cit., pag. 254) ci informa che una diversa redazione di questa poesia venne pubblicata anche il 26 Novembre 1904 col titolo Rime dell’inverno sul “Gran mondo”. La poesia è firmata Collenuccio.