La storia sacra II (V. Cecchetti)

Doppo pe’ contentino st’ammazzati

Je venne in mente da creà er cursore,

Le guardie, le preture, e l’avvocati

Regina-Celi assieme ar Bon pastore;

E lì capischi corpo de l’inferno                                    5

Te toccava a fa modo der Governo.

 

Li popoli però nun furno micchi

S’arivortorno tutti in un momento,

Buttorno giù Guverno e Parlamento,

Poi detteno la sveja a quelli ricchi,                                    10

Cusì capischi p’esse tutti uguali

S’ammazzaveno come li majali.

 

Ma er Padr’Eterno che nun è un cacchiaccio

Che fece? ’na domenica a matina

Scrisse a Marforio ossia mannò un dispaccio            15

E je fece: Sentite porco dina!

Già che vedo ch’er monno va a tracollo

Ho deciso de fallo morì a mollo.

 

Cusì fate sapè drento ar giornale,

A tutto er monno ch’io so’ già diciso,                        20

Da mannà giù un diluvio universale,

E uprì le cataratte ar Paradiso;

Perchè m’hano scocciato li minchioni,

’Sta razza d’affaristi e d’imbrojoni.

 

De fatti lì pe’ lì chiamò Noene                                    25

E je fece: «Sentite boccio mio,

«Siccome v’ho vorsuto sempre bene,

«Fateve un’arca come dico io;

«Anzi guardate prima che me scordo

«Diteme si ve serve quarche sordo.»                                    30

 

  • Ma st’arca che sarebbe sor padrone?
  • Che sarebbe? ’na barca, un bastimento,

Che v’arippari bene all’occasione

Da l’acqua, da la grandina e dar vento,

Ho deciso de fa vienì er dilujo,                                    35

O per Agosto, o l’urtimo de Lujo.

 

Defatti er sor Noè se messe sotto

E lavorava senza culumia,

E come che finì quer bussolotto

Se schiaffò drento lui co’ la famia                                    40

Poi da ’na parte fece du’ sportelli

Pe’ facce entrà le bestie co’ l’uccelli.

 

Lì c’entronno cecale, sorci, grilli,

Purcie, pidocchi, cimice, e cavalli,

Pettirossi, fringuelli, pappagalli,                                    45

Scimmie, ciovette, cani e cuccodrilli,

Bovi, montoni, pecore e majali,

Insomma tutti quanti l’animali.

 

E Iddio je fece allora: sor Noè,

Fate presto, chiudete cor paletto,                                    50

Avete fatto? Avete chiuso bè?

Dunque coraggio, quer c’ho detto ho detto,

  • Si ho chiuso arivedecce sor padrone.
  • ’Mbè adesso sentirete che sgrullone!

 

De fatti avessi visto in un mumento                                    55

Teramoto, saette, toni e lampi,

Te dico ch’era propio uno spavento,

Toto, nun ce pensà, Dio te ne scampi:

D’acqua dar celo ne veniva tanta…

Antro che l’alluvione der settanta!                                    60

 

La gente, lì pe lì fijo de Cristo,

Uscirno co’ le barche e le battane…

Avevi da vedè che acciaccapisto

Le stade diventaveno fiumane,

Te dico fu un fragello fu ’no strazio…                        65

L’acqua arivava insino a San Pangrazio.

 

Mica giovava d’esse notatorie!

Hai voja de notà! lì te straccavi!

Si puro tu notavi l’ore e l’ore,

Pe’ forza fijo bello t,affocavi,                                    70

Lì nun c’ereno santi ne madonne,

Moriveno regazzi ommini e donne.

 

Prosegue in I, 5 – 3-4 Giugno 1902. Vs. 1 ammazzati vale come “maledetti” (Vaccaro, Vocabolario trilussiano, op. cit.). Vs. 2 creà bisillabo; cursore il Vaccaro (Vocabolario belliano, op. cit.) riporta Curzore e spiega: “Ufficiale giudiziario incaricato di effettuare sequestri.” Viene dal lat. cursor, -oris. Vs. 4 Bon Pastore il Delli (op. cit., pag. 209) ci dice che il conservatorio (oggi riformatorio femminile) del Buon Pastore, situato nel Rione Trastevere, fu eretto nel 1615 per “redimere” le ragazze minorenni di dubbia moralità. Vs. 6 fa probabile refuso per fà. Vs. 7 micchi il Bernoni (op. cit.) spiega: “È l’equivalente di stupido, credulone, insensato, sciocco. Il vocabolo va riferito, probabilmente, per la sua formazione, a mico delle lingue spagnola e portoghese in derivazione cinquecentesca dal linguaggio caraibico (mico e mecou: nomi d’una scimmia indigena).” Vs. 13 cacchiaccio, uno sciocco. Vs. 22 uprì forma alternativa di oprire caratteristica dei dialetti del centro Italia. Vs. 23 m’hano probabile refuso per refuso per hanno. Vs. 25 Noene trisillabo, nome proprio con epitesi della particella –ne. Vs. 35 fa anziché fà. Vs. 37 Noè bisillabo. Vs. 38 culumia da leggersi con l’accento tonico sulla i; è probabilmente una storpiatura di economia. Quindi vale “senza risparmiarsi”. Vs. 54 sgrullone vale “Acquazzone” (Chiappini, op. cit.). Vs. 56 saette trisillabo. Vs. 60 alluvione der settanta, ne abbiamo una testimonianza diretta grazie a Pietro Romano, che l’ha raccolta nel suo volume Ottocento romano (aneddoti, documenti, curiosità), A.R.S., Roma 1943, a p.94: “[…]Roma, meno alcuni punti, è tutta allagata: rovine sopra rovine; danni immensi; danni ai negozianti di migliaia e migliaia di scudi.” Chi scrive è un certo Scipione Angelucci, e l’alluvione di cui parla è quella del 27 dicembre 1870. Vs. 61 pe probabile refuso per pe’. Vs. 62 battane, piccola imbarcazione a fondo piatto e bordi bassi. Vs. 63 acciaccapisto, il Bernoni (op. cit.) ci dice che il termine viene dall’unione di acciaccà (che significa schiacciare, ammaccare e deriva dall’arabo sciaka, passato attraverso lo spagnolo achaque, e che vuol dire “malattia”) e pistà (pestare, dal latino tardo. Rende espressivamente l’idea di un’azione di violenta pressione tra corpi. Vs. 64 stade probabile refuso per strade. Vs. 66 San Pangrazio, il Delli (op. cit., p. 139 e pp. 711-712) ci dice che la via di San Pancrazio prende il nome dall’omonima chiesa dedicata al giovane martire morto nel 300 d.C. Fu inoltre luogo di strenua ed eroica difesa dei repubblicani romani in guerra contro le truppe francesi nel 1849. Probabilmente il luogo è posto molto in alto, per cui ecco spiegato il riferimento di Cecchetti. Vs. 67 notatorie anziché notatore, probabile refuso. Vs. 70 t,affocavi probabile refuso per t’affocavi. Notare la forma sorda anziché sonora del verbo. Vs. 71 ne anziché probabile refuso.

Pubblicato da

Valerio Cruciani

Valerio Cruciani, escritor, guionista, poeta, profesor. Italiano de nacimiento, español de adopción.

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