Spleen (S. Corazzini)

Che cosa mi canterai tu

questa sera?

Voglio ancora tristezze.

Cantami la canzone più

triste, amica:

una canzone antica,

non importa,

una di quelle canzoni

che da tanto

non fanno più schiuder balconi;

io voglio piangere

questa sera un pianto

che mi tremi negli occhi solamente.

 

E tu perchè non suoni

nemmeno ora?

e fai morire di voglia

quel tuo piccolo pianoforte?

sei triste anche tu

fino alla morte?

Da quanto

é diserta la soglia

delle tue porte?

La sera è fresca: è primavera

e non ce ne eravamo accorti.

Non è il mese dei morti

dunque è il mese delle rose

questo: non vedi le tende

come si gonfiano voluttuose!

 

C’è vento e stride

una banderuola

e sembra che tarli il silenzio

ferocemente. Dio! quel fanale

come trema, come si dispera

come la nostra via

muore di malinconia

questa sera:

e il fanale é il suo cero

funebre.

 

Canta, dolcezza, c’è la morte

nell’aria e mi sento morire.

Suona, non far più languire

quel tuo piccolo pianoforte.

Spleen: sta in IV, 305 – 10 Giugno 1905. Pag. 305-306 ed. in volume (op. cit.). La poesia è firmata Marcello Rêvera. Si riporta qui la versione intera date le molte differenze rispetto all’edizione ufficiale apparsa nella raccolta Le aureole, seguendo anche quanto fatto dallo Jacomuzzi (Sergio Corazzini, Poesie edite e inedite, a. c. di Stefano Jacomuzzi, Einaudi, Torino 1968, pp. 261). Vs 1 corregge conterai con canterai. Vs 14 corregge l’accento su perchè. Vs 21 e 37 corregge l’accento su é. Leggi è.

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Tre poesie (S. Corallo)

Capelli neri.

 

Serbo una treccia di capelli neri

nel mio libro di versi e di fragranze;

narra la treccia tutti i suoi pens eri,

cantano i versi miei le mie speranze.

 

Io i colloqui tacito ne ascolto                                    5

piegando pe ’l desio pallido in volto,

 

chè ad ogni fil de’ suoi capelli io sento

legata una mia gioia e un mio tormento.

 

La bianca rosa.

 

Tu canti ne la pace del mattino

una canzone triste e dolorosa,

l’eco risponde in fondo al tuo giardino

che langue su lo stel la bianca rosa…

 

La bianca rosa che fiorìa d’aprile                        5

pe’l sogno tuo d’amor buono e gentile,

 

la bianca rosa che non ha rugiade

e come l’amor tuo divelta cade.

 

Primavera.

 

Sei tu Primavera

che lieta sorridi

sui pènduli nidi,

sui fior di brughiera,

che intessi ricami                        5

di luce lassù,

che dolce mi chiami,

che m’ami che m’ami

sei tu?

 

Così dolce in viso                        10

tu sei Primavera

e’ cor che dispera

avvivi il sorriso…

Tu recami l’ave

e l’ultimo dì,                                    15

nel sonno mio grave

ti voglio soave

così.

Le tre poesie seguenti stanno in IV, 303 – Sabato 27 Maggio 1905, riuniti sotto una rubrichetta intitolata Romanze.

Capelli neri: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD. Vs. 3 pens eri refuso per pensieri. Vs. 5 dialefe tra Io i.

La bianca rosa: una quartina e due distici di endecasillabi, schema: ABAB CC DD.

Primavera: due strofe di otto senari e un trisillabo tronco, schema: ABBA CDCCd EAAE FGFFg. Vs. 12-13 e 15 illeggibili per via di alcune abrasioni sulla carta. Al vs. 12 propongo se’; al vs. 13 che; vs. 15 de come integrazioni. Vs. 17 soave trisillabo.

Tristitia (A. Casali)

Come un sogno dorato che svanisce

E’ passata la bella gioventù:

E’ annata via pe’ nun tornà mai più:

Tutto passa quiggiù, tutto finisce!

 

Povera gioventù senza soriso,                                    5

Senza ’na gioia, senza ’na carezza,

Tu sei passata, piena de tristezza,

Pe’ scoprimme er dolore sopra ar viso!

 

Sei passata, così, come la morte,

E hai lassato, pe’ sempre drento ar core                        10

E’ ricordo lontano d’un amore

Ch’ho maledetto tante e tante vorte!

 

Povero core, dì, perchè hai sognato

Du’ occhi neri, pieni de finezze?

Dimme: perchè hai sognato ‘ste dorcezze?                        15

Pe’ rimane pe’ sempre addolorato?

 

Hai sognato l’amore immacolato

D’un’anima subrime, affezionata;

Hai sognato ‘na vita innammorata:

Ma… solo er sogno è quello ch’hai provato.                        20

 

Ecco: io, vedo, lassù, un velo nero,

Un velo fitto de malinconia:

Lá, c’è e’ riflesso de la vita mia,

Là cor dolore c’è ’n’antro pensiero!

 

La fontanella, giù, ner giardinetto.                                    25

Cor su’ rumore uguale a ’na carezza,

Pare che m’aricconti la dorcezza

D’una storia d’amore. ’N’arberetto

 

Senza le foje, secco, intisichito,

Pare morto de noja e de stracchezza,                                    30

Quanta malinconia, quanta tristezza:

Tutto è pianto qui giù, tutto è finito!

 

Er monno pare morto immezzo ar gelo,

Su la campagna regna lo squallore!

So’ morte lefarfalle; nun c’è un fiore;                        35

Er sole più nu’ sprenne, su, ner celo!

 

Povere pianticelle inseccolite,

Povere rose, povere viole,

Senza er bacio dorato d’un ber sole

Voi piegate la testa e ve morite!                                    40

 

Così la vita mia, ’sta pôra vita.

Senza er soriso della donna amata,

Se spezza, come voi. abbandonata,

Senza arcuna speranza ne la vita!

 

Un ucelletto, tutto infreddolito,                                    45

Se posa sopra a la finestra mia,

E, cor su canto, ch’è ’na melodia,

Pare che dica: «Quanto sei avvelito!

 

Perchè tutta ’sta gran malinconia?

Perchè tutto ’sto pianto e ’sto dolore?»                        50

Io j’arisponno cor veleno ar core:

«Piagno la gioventù ch’è annata via!»

Tristitia: sta in III, 179 – 30 Gennaio 1904. Tredici quartine di endecasillabi, schema: ABBA… Vs. 4 quiggiù cfr. vs. 32 qui giù. Vs. 13 e 15 sinalefe dopo perchè. Vs. 14 dialefe in du’ occhi. Vs. 21 la virgola dopo io è forse refuso; dialefe dopo ecco. Vs. 23 probabile refuso. Vs. 25 il punto è forse refuso per una virgola. Vs. 35 lefarfalle probabile refuso. Vs. 38 viole trisillabo. Vs. 41 il punto è probabilmente un refuso così come al vs. 43.

Lettera uperta a un creditore (A. Casali)

Si voi v’azzarderete ’n’antra vorta,

a venimme a scoccià senza raggione,

ve dò ’na tortorata sur groppone

e ve metto de fora de la porta!

 

Guardate ’n po’ mannaggia san mucchione                        5

si che s’ha da vedè! – Pe’ falla corta,

ve torna mejo assai sor cianca storta

a pià quarche dun’antra direzione!

 

Potete comincià puro a scordavve

de li quatrini, intanto ’un ve do gnente,                        10

manc’un sordo, ve possin’ammazzavve!

 

Nun ce venite a fà la gatta morta!

Ma nun ve vergognate de la gente?

Ve possin’ammazzavve ’n’antra vorta!…

Lettra uperta a un creditore: sta in I, 6 – 6-7 Giugno 1902. Sonetto, schema: ABBA BAAB CDC EDE. Vs. 5 san mucchione il Chiappini (op. cit.) spiega semplicemente: “Santo immaginario (a cui si può imprecare senza peccato).” Vs. 7 il vocativo sor cianca storta non è inserito tra virgole. Vs. 8 quarche dun’antra anziché la forma sintetica maggiormente diffusa. Direzione anziché col raddoppiamento come raggione al vs. 2. Vs. 10 do anziché do probabile refuso.

Sono poeta (U. Bottoni)

Allor lento io vagando, ad una, ad una

                                                            Palpo le piaghe onde la rea fortuna,

                                                            E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.

                                                                                                            UGO FOSCOLO.

In quei momenti che la barca mia,

S’arena sopra il mare de la vita,

Quando più oscura ne divien la via

E sitibonda mugghia l’acqua ardita,

 

Quando la mente fugge nel mistero                                    5

E sol rimane la realtá crudele,

Quando ne’ spazi vagola ’l pensiero

E provo del dolor l’acerbo fiele,

 

Sento una voce allora mugolante

Che irridendo nel cor vibra secreta                                    10

E mi ripete in quel penoso istante

«Tu non hai vena, tu non sei poeta!»

Sono poeta…: sta in III, 259 – 5 Novembre 1904. Tre quartine di endecasillabi a rima alterna ABAB… Vs. 6 realtá anziché realtà è probabile refuso. Vs. 10 secreto la forma con la sorda c è diffusa anche in Corazzini. Vs. 12 poeta trisillabo.

Ideali moderni (U. Bottoni)

Forse dirai che sono una civetta

e che il mio cuore è fatto come il fuoco,

che vuoi che ti risponda? è una disdetta…

pur io non vorrei far simile giuoco.

 

Forse due mesi ti sembreran poco,                                    5

dirai che un nuovo amor l’anima alletta

una bimba mi chiamerai dappoco,

ma che vuoi farci? sono maledetta…

 

Vedi, lo giuro sopra il nostro Dio

ch’ho amato in vita mia, credi, te solo                        10

e mi dispiace proprio dirti addio;

 

O, misteri del cuor, d’un viver gramo!

un dì t’amavo… ma mi ci consolo…

ed ora? ed ora, invece, più non t’amo!

Ultimo convegno: sta in III, 257 – 29 Ottobre 1904. Sonetto, schema: ABAB BABA CDC EDE.

Senza titolo (G. Bonaventura)

Occhieggia sulle verdi superfici

viscida l’acqua tra le salsedine

oh dolcezze del mar confortatrici

come vi bramo ne la solitudine.

 

Oh umida, oh, fresca brezza marina                        5

piano ti sento nel mio cor salire

e con te sale languida e divina

una dolcezza che mi fà morire.

Occhieggia sulle verdi superfici: sta in III, 208 – 11 Maggio 1904. Due quartine di endecasillabi, schema: ABAB CDCD. Vs. 2 le probabile refuso per la. Altro probabile refuso è la mancanza di punteggiatura in fine verso, così come alla fine del vs. 5. Il vs. 2 è un decasillabo sdrucciolo. Vs. 5 dialefe tra umida e oh. Vs. 8 fa probabile refuso.