Maggio (G. Bonaventura)

Nei roridi prati

tra i pallidi fiori

si narran gli augelli

leggende d’amori.

Tra i folti pineti                        5

ai raggi del sole

germoglian le rose,

fioriscon le viole.

È pace e silenzio

nel bosco rosato                        10

è gioia è fulgore

per tutto il creato.

Il sole risplende

di vivido raggio

germoglian le rose                        15

è il mese di maggio.

Vibrando giulive

le liete campane

risuonan per l’aria

lontane, lontane.                        20

Nei roridi prati

tra i pallidi fior

si bacian gli augelli

si parlan d’amor.

Maggio: sta in III, 206 – 3 Maggio 1904. Sei quartine di senari correlati da rime identiche (prati-prati vs. 1 e 21; fiori-fior vs. 2 e 22; augelli-augelli vs. 3 e 23; amori-amor vs. 4 e 24; rose-rose vs. 7 e 15; in questi casi sono identici o quasi identici gli interi versi), da rime ricche (raggio-maggio vs. 14 e 16) e da assonanze. Vs. 8 viole è bisillabo. Vs. 12 creato è trisillabo. La prima e l’ultima quartina fanno da ripresa in apertura e chiusura, con la differenza che i vs. 22 e 24 sono senari tronchi.

L’automobile (A. Bonacci)

Adesso co’ ’sto coso ch’è un portento

Er monno ciarisente un gran vantaggio.

L’omo se pô pijà er divertimento

D’annàcce in giro e fa qualunque viaggio.

 

Pô fa un viaggetto a Utricoli, a Marino,                        5

Pô annà ’nsinenta in Russia, a la ’Matrice…

E quarchiduno ce pô fa persino

Un viaggio longo; er viaggio de l’alice!

 

Le disgrazzie ce fiòccheno a dozzina

E ’gni momento ce succede un pianto…                        10

Ma… invece de mettècce la benzina,

Ce potrebbero mette l’ojo… santo!…

L’automobile…: sta in I, 29 – 26-27 Agosto 1902. Tre quartine di endecasillabi, schema: ABAB CDCD EFEF. Vs. 4 fa anziché o fa’ si ripete anche nei versi successivi, probabilmente è dovuto all’abitudine del poeta. Al vs. 8 il punto e virgola è forse un refuso per i due punti. Vs. 11 mettècce anziché mèttece, l’accento potrebbe essere errore di stampa, ma potrebbe anche essere volontà del poeta di spostare l’accento in 6ª.

Impieghi e donne (A. Bonacci)

Il Possenti (op. cit. pag. vol. I 264) ci dice che nacque in Calabria nel 1871, ma presto si trasferì a Civitavecchia, dove nel 1902 pubblicò il suo primo libro di versi, Scampoletti da gode’. Commerciava in pellami e sposò la figlia di Adolfo Giaquinto, Margherita. Collaboratore assiduo del «Rugantino», era noto soprattutto come compositore di canzoni per la festa di S. Giovanni. Morì nel 1916.

Tu nun saprai ’sta fresca in che consiste,

Ma l’omo adesso è bello che finito.

Mo mò là donna, pe’ l’impiego, insiste

E, in ogni modo, cià da mette er dito.

 

Te le vedi impiegate, computiste,                                    5

Cape stazzione… insomma s’è capito

Che l’omo ha da sta a spasso, e che ’ste criste

S’hanno da intrufolà per ogni sito!

 

Vedi: la donna, senza tante carte

Eh… fijo bello, che nun ottierebbe?                                    10

La donna cià la grazzia, cià la parte…

 

L’omo nun sà er busilli, a dilla tonna:

Per ottenè l’impiego basterebbe

Che facesse la parte de’ la donna.

Impieghi e donne: sta in I, 14 – 4-5 Luglio 1902. Sonetto, schema: ABAB ABAB CDC EDE. Vs. 3 probabile refuso.

N.d.A.: “Nel Tirolo hanno nominato capo stazione… una donna.” Vs. 12 busilli, il Vaccaro (Vocabolario Belliano, op. cit.) ci dice che il termine deriva dalla scorretta divisione della locuzione latina in die Busillis anziché in diebus illis. Ha il valore di problema, nodo della questione, difficoltà. Vs. 14 de’ la anziché della o de la, probabile refuso (cfr. con de l’ al vs. 8 della poesia seguente).